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Ultima modifica:Friday 3 September 2010, 13:42

Uno spuntino di Amleto, a pranzo e a cena
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giovedì 28 gennaio 2010
Non è una nuova specialità culinaria, e nemmeno un invito a cena, ma è l’ultimo affascinante spettacolo di Oscar di Summa: “Amleto a pranzo e a cena” (in scena al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli fino al 31 gennaio).

Amleto è stato rappresentato nei secoli, in tutte le salse: lungo, corto, in chiave originale o moderna, tecnologico e all’antica, ma l’Amleto di Shakespeare è sempre Amleto: un capolavoro della drammaturgia, in qualunque modo venga messo in scena, ed è, appunto, chi lo mette in scena che fa la differenza.

Oscar De Summa l’ha rappresentato in chiave ironica, mettendo a nudo la tragedia, prendendo i punti salienti ed essenziali della storia e mischiandoli con l’improvvisazione; un meta-teatro, per l’appunto, dove il “capocomico” introduce la messa in scena e parla con il pubblico: «lo so, e vi chiedo scusa come compagnia, anche noi su Amleto […] ma il nostro dura solo un’ora» . Dopo la kermesse di spettacoli di propria produzione, stavolta il Nuovo ospita la compagnia di Oscar de Summa. Nel teatro dei quartieri aleggia ancora il fantasma, non del Re di Danimarca, ma di Antonio Latella, che dopo il suo entusiasmante spettacolo [H] L_Dopa, di quasi quattro ore, ci fa ritornare alla “normalità”.

«Siamo in quattro e io farò la parte anche delle donne» - ci dice De Summa - un modo per riprendere le rappresentazioni elisabettiane, anche se allora erano degli adolescenti e non degli uomini barbuti e già sviluppati ad interpretare ruoli di donna. Polonio, Il re di Danimarca, Orazio, Ofelia, la Regina, non manca nessuno, tutti gli attori sono in scena e ripropongono i personaggi di volta in volta con piccoli artifizi, ma non sempre al momento giusto:«ma come ti sei vestito» - gli dicono gli altri attori - quando Oscar de Summa ha ancora in dosso i panni di Ofelia e non dovrebbe.

Una buona interpretazione degli attori che sapientemente escono dal ruolo e rivestono i propri, un Play within the play (teatro nel teatro), rielaborato in chiave moderna. Larga parte è lasciata all’improvvisazione, che dà quel sapore più puro ed interessante allo spettacolo che «intende rilanciare la sfida di un teatro che sia popolare e, al tempo stesso, di qualità e pensato per condurre il teatro in luoghi dove non ci sono sale teatrali».

Di Amleto ci arriva un assaggio: un piccolo primo, un leggero secondo e un contorno ben servito, il tutto accompagnato da un vino romagnolo giovane e frizzante degno di «una piccola e sgangherata compagnia di attori» composta, oltre che dal già citato Oscar De Summa, Armando Iovino, Angelo Romagnoli, Roberto Rusioni . Ridurre il testo shakespeariano da cinque atti ad un atto unico non è di facile impresa, soprattutto quando non si fa mancare niente della storia principale. «Il monologo», o meglio ancora «il pippone» (come lo definiscono gli attori) uno dei più importanti monologhi della storia della drammaturgia del teatro (Atto III Scena I, popolarmente noto come il monologo di “essere o non essere”),  viene prima recitato in forma rap, poi si tenta di incanalarlo verso un percorso di ricerca interiore (ma fallisce anche questo), così interviene il regista dando finalmente indicazioni “ben precise”: «fai come fanno gli attori italiani, anche se non lo sai cosa stai dicendo dillo con normalità». Interessante l’uso di un “arazzo” che fa da sfondo alla scena della compagnia invitata a corte da Amleto, con il gioco delle ombre cinesi.

Le musiche sono suonate a turno dagli attori con una pianola a vista e tamburi. La scena è quasi del tutto spoglia, con un “palco sul palco”, dove i personaggi prendono forma. 

Uno spettacolo intelligente, autoironico e mordace. Una sperimentazione interessante che è ciò di cui ha bisogno il teatro contemporaneo: alleggerire e reinventare i testi per avvicinare il pubblico di tutte le età, senza mai dimenticare le origini.

Prima di andarlo a vedere, però, serve un minimo di preparazione sul testo di Amleto per comprendere fino in fondo il buon lavoro del gruppo, ma – come ci suggerisce De Summa - «se non lo conoscete, chiedete pure».

Luigi scaglione

Visto il 26-01-2010 al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli

Durata: 60’

Applausi 2’,50’’

 

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