Non è una nuova specialità
culinaria, e nemmeno un invito a cena, ma è l’ultimo affascinante spettacolo di
Oscar di Summa: “Amleto a pranzo e a cena” (in scena al Nuovo Teatro Nuovo di
Napoli fino al 31 gennaio).
Amleto è stato rappresentato nei secoli,
in tutte le salse: lungo, corto, in
chiave originale o moderna, tecnologico e all’antica, ma l’Amleto di Shakespeare è sempre Amleto:
un capolavoro della drammaturgia, in qualunque modo venga messo in scena, ed è,
appunto, chi lo mette in scena che fa la differenza.
Oscar De Summa l’ha rappresentato
in chiave ironica, mettendo a nudo la tragedia, prendendo i punti salienti ed
essenziali della storia e mischiandoli con l’improvvisazione; un meta-teatro, per l’appunto, dove il
“capocomico” introduce la messa in scena e parla con il pubblico: «lo so, e vi
chiedo scusa come compagnia, anche noi su Amleto […] ma il nostro dura solo
un’ora» . Dopo la kermesse di spettacoli di
propria produzione, stavolta il Nuovo ospita la compagnia di Oscar de Summa. Nel teatro dei quartieri aleggia
ancora il fantasma, non del Re di Danimarca, ma di Antonio Latella, che dopo il
suo entusiasmante spettacolo [H] L_Dopa,
di quasi quattro ore, ci fa ritornare alla “normalità”.
«Siamo in quattro e io farò la
parte anche delle donne» - ci dice De Summa - un modo per riprendere le
rappresentazioni elisabettiane, anche se allora erano degli adolescenti e non
degli uomini barbuti e già sviluppati ad interpretare ruoli di donna. Polonio,
Il re di Danimarca, Orazio, Ofelia, la Regina, non manca nessuno, tutti gli attori sono
in scena e ripropongono i personaggi di volta in volta con piccoli artifizi, ma
non sempre al momento giusto:«ma come ti sei vestito» - gli dicono gli altri
attori - quando Oscar de Summa ha ancora in dosso i panni di Ofelia e non
dovrebbe.
Una buona interpretazione degli
attori che sapientemente escono dal ruolo e rivestono i propri, unPlay within the
play (teatro nel teatro), rielaborato in chiave moderna. Larga parte è lasciata
all’improvvisazione, che dà quel sapore più puro ed interessante allo
spettacolo che «intende rilanciare la sfida di un
teatro che sia popolare e, al tempo stesso, di qualità e pensato per condurre
il teatro in luoghi dove non ci sono sale teatrali».
Di Amleto ci arriva un assaggio: un
piccolo primo, un leggero secondo e un contorno ben servito, il tutto
accompagnato da un vino romagnolo giovane e frizzante degno di «una piccola e
sgangherata compagnia di attori» composta, oltre che dal già citato Oscar De
Summa, Armando Iovino, Angelo Romagnoli, Roberto Rusioni . Ridurre il testo shakespeariano da cinque atti ad un atto
unico non è di facile impresa, soprattutto quando non si fa mancare niente
della storia principale. «Il monologo», o meglio ancora «il pippone» (come lo
definiscono gli attori) uno dei più importanti monologhi della storia della
drammaturgia del teatro (Atto III Scena I, popolarmente noto come il monologo
di “essere o non essere”), viene prima
recitato in forma rap, poi si tenta
di incanalarlo verso un percorso di ricerca interiore (ma fallisce anche
questo), così interviene il regista dando finalmente indicazioni “ben precise”:
«fai come fanno gli attori italiani, anche se non lo sai cosa stai dicendo
dillo con normalità». Interessante l’uso di un “arazzo” che fa da sfondo alla scena
della compagnia invitata a corte da Amleto, con il gioco delle ombre cinesi.
Le musiche sono suonate a turno
dagli attori con una pianola a vista e tamburi. La scena è quasi del tutto
spoglia, con un “palco sul palco”, dove i personaggi prendono forma.
Uno spettacolo intelligente,
autoironico e mordace. Una sperimentazione interessante che è ciò di cui ha bisogno
il teatro contemporaneo: alleggerire e reinventare i testi per avvicinare il
pubblico di tutte le età, senza mai dimenticare le origini.
Prima di andarlo a vedere, però, serve
un minimo di preparazione sul testo di Amleto
per comprendere fino in fondo il buon lavoro del gruppo, ma – come ci
suggerisce De Summa - «se non lo conoscete, chiedete pure».
Luigi scaglione
Visto il 26-01-2010 al Nuovo Teatro
Nuovo di Napoli