Massimiliano Farau presenta il suo spettacolo al Ridotto del Mercandate: “Catastrofe” di Samuel Beckett e “Il linguaggio della montagna, Il bicchiere della Staffa, Il nuovo ordine mondiale” di Harold Pinter in scena fino al 14 febbraio.
Sul palco un uomo su un cubo, Massimiliano Sbarsi (“P”), ridotto allo stremo delle forze, è sottoposto allo sguardo del pubblico. La scritta “CATASTROFE” video-proiettata sul fondale, accompagnata delle musiche (in perfetto stile “horror”) scandisce l’inizio della pièce. Un regista (“R”), interpretato da Antonio Tintis, impartisce ordini alla sua assistente, Paola de Crescenzo (“A”), che annota premurosamente tutte le indicazioni su un taccuino. L’uomo sul cubo è immobile prima, tremante poi. I dialoghi, come da copione, sono serrati e scarni. Il risultato è straniante. Il pubblico è attonito. Anche se non è del tutto chiaro che l’uomo vestito con abiti scuri e seduto su una poltrona bianca, è un regista, messo in scena più come un despota sadico che come un direttore teatrale. La regia, quella reale, di Massimiliano Farau, così, mette ancora di più in evidenza il tema politico dellapièce, dando una propria lettura al “teatro nel teatro”, voluto dallo stesso Beckett.
È curioso ricordare che il regista irlandese, nel 1982, considerò disastrosa la prima messa in scena del suo testo, per opera del regista Stephan Meldegg, perché si era preso troppe libertà nell’allestimento; considerando i “disastri” che ci sono in giro in Italia, quella di Massimiliano Farau è da considerare una regia onesta, che rispetta i testi messi in scena ed è, come si dice in gergo, “pulito”, senza troppi fronzoli, con battute secche e crude.
Stessa cosa vale per le scene: lo spazio è vuoto, l’allestimento è minimo con due porte ferruginose per l’accesso sul palco, una a lato, l’altra sul fondo. È da rilevare che la scenografia ha subìto dei cambiamenti in vista dell’allestimento al Ridotto del Mercadante di Napoli: era prevista una piattaforma rotante al centro della scena in modo da permettere delle rotazioni per dei cambi veloci. Infatti, nella messa in scena de “Il bicchiere della staffa”, era prevista questa rotazione, che permetteva di cambiare la posizione dell’arredamento (una scrivania nera, un tavolino e una sedia), cosa che, invece, è stata ovviata con dei cambi a vista in egual modo efficaci, «così funziona lo stesso la scena» - ci conferma Paola Donati, direttrice del Teatro Due di Parma presente in sala durante la rappresentazione. Pochi neri e giustificati, i testi sono rappresentati in ordine uno dietro l’altro e scanditi, come già detto, dalla proiezione del titolo, scelta molto cinematografica, opinabile.
Abuso di potere, violenza fisica e verbale, tortura, sono questi i temi, invece, che caratterizzano i testi di Pinter: un’amara verità, molto attuale. Il pubblico sorride (un sorriso amaro) di fronte alle ingiustizie della vita. Ironia pungente che non giudica in modo palese, ma lascia l’arduo compito allo spettatore. Interpretato in modo convincente dagli attori del Teatro Due (Paolo Bocelli, Cristina Cattelani, Laura Cleri, Paola De Crescenzo, Filippo Gessi, Massimiliano Sbarsi, Antonio Tintis e Nanni Tormen), lo spettacolo offre molti spunti di riflessione che non lasciano indifferenti. Uno spettacolo, per chi non ha mai avuto l’opportunità di assistere alle rappresentazioni dei testi di Pinter, da vedere.
Luigi Scaglione