S.E.P.S.A. (acronimo di
Spettatori all’Esequie di Passeggeri Senz’Anima) è un viaggio attraverso due
storie di morte, in un treno fermo al binario 4 della Cumana di Torregaveta, in
scena fino al 26 febbraio. Lo spettacolo fa parte della rassegna Teatri della
Legalità, con testo e regia di Mimmo Borrelli e con Dario Barbato, Floriana Cangiano,
Gennaro di Colandrea, Roberta Misticone e Michele Schiano di Cola.
Il treno è fermo. Nei
suoi vagoni parte la “cerimonia”. Simboli, musiche e parole rievocano storie vere
di morte, sofferenza ed omertà: quella
di Petru, rumeno ucciso nella stazione della cumana di Montesanto, e di Violetta
e Cristina, le due bambine Rom annegate nel piccolo porto di Torregaveta, dove
i passeggeri/spettatori diventano protagonisti passivi di storie già vissute in
un immaginario collettivo che riemerge.
Un racconto che scava
nella verità sempre dura da accettare: il silenzio e l’ignavia delle “brave persone”
che non vogliono rischiare la propria vita e che perciò scelgono di restare inermi
di fronte a scenari macabri e cruenti.
Ad accompagnarci in
questo emozionante viaggio è un capotreno, chiuso nella sua disperazione, «Peppe
Santarelli fu Nicola, soprannominato ‘O Killer» per aver ucciso senza volerlo
tante persone, interpretato da un acuto Mimmo Borrelli che firma la prima regia
del suo nuovo testo. Una zingarella, dalla voce d’angelo di Floriana Cangiano, canta
«Era de Maggio» e «Maruzzella» nel napoletano mal pronunciato delle ragazze
Rom. La sua voce risuona come un urlo di speranza che entra nell’anima fino a
far venire i brividi. Toccante ed intensa è l’interpretazione di Robera
Misticone (Mirella) che nel «silenzio urla sul cadavere del povero Petru»
ucciso per pochi «spicci». Scene che rievocano immagini presenti nella nostra
memoria: «Austino Cestarella», «sono un clochard» - ci tiene a precisare “il
barbone napoletano” – interpretato da uno strepitoso Michele Schiano di Cola,
che quando arriva “l’estate” mette in scena, con Dario Barbato (il barista
della stazione), un “teatrino” divertente, raccontando, in modo grottesco, ciò
che avviene su quel treno «alla stagione», tra panzarotti, sudore e frittate di
“maccheroni”, che non mancano mai; in equilibrio tra il “grossolano” e l’ironico,
strappa risate e sdrammatizza una prima parte molto toccante. Emozionante è il
racconto della morte di Cristina e Violetta, attraverso le parole di Gennaro di
Colandrea, nella irruenta e veritiera interpretazione del bulletto di periferia,
spalleggiato da Floriana (Manuela), sorella maggiore delle ragazzine, unica a
salvarsi grazie al tempestivo intervento del malavitoso.
Il testo è messo in
scena in un “dialetto” flegreo molto stretto, ma comunque comprensibile anche
per i “forestieri”, più giusto, forse, parlare di linguaggio, quello reso in
versi da Mimmo Borrelli, che prova ad imporsi, già da qualche anno, nel
difficile panorama drammaturgico italo/napoletano con la sua poesia, popolare e
colta allo stesso tempo.
Le musiche in scena,
a cura di Placido Frisone, rafforzano ancor più il carico emozionale del
racconto. Oltre alla fisarmonica, suonata dallo stesso Frisone, in scena anche il
clarinetto di Francopaolo Perreca e le percussioni di Antonio Della Ragione,
abile nel suonare più strumenti, anche contemporaneamente: frame drum, wood
block, darabouka, surpeti e perfino un bidone.
Un finale ricco di pathos, quello di S.E.P.S.A, messo in
scena sul «treno dell’indifferenza», che termina il viaggio sul ponte di
Torregaveta, dove il pubblico è “traghettato”, dal Caronte di turno, il clochard, che guida il corteo funebre
vicino al mare. Uno scenario romantico, un ricordo che rispetta le vittime fino
in fondo. Tra i fiori ed un pallone, metafora dei corpi restituiti al mare, in
un viaggio attraverso il ricordo che è partito proprio da lì, dove, è
terminato.
Gli attori visibilmente scossi
applaudono verso il mare, per rispettare “chi” è giusto ricordare.
Luigi Scaglione
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